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11 Jun
11Jun

Nel capitolo dedicato a Marte in Toro, Crowley descrive una condizione astrologica di debolezza essenziale: Marte, pianeta dell’azione, del conflitto e dell’affermazione, si trova in un segno che ne rallenta l’espressione e ne modifica profondamente il modo di operare. In Toro, l’energia marziana perde slancio, ma acquista peso, resistenza e continuità. 

Per Crowley, questa posizione non va letta solo in senso negativo. Se da un lato Marte in Toro non possiede la rapidità, la brillantezza o l’impulso diretto che mostra in Ariete, dall’altro sviluppa una forza più tenace e concreta. L’azione diventa meno spontanea, ma più ostinata; meno eroica, ma più capace di durare nel tempo. 

Il Toro, segno di terra e di natura venusiana, introduce in Marte una componente di inerzia e di fissità. Questo può produrre un temperamento paziente, serio e laborioso, ma anche testardo, rigido e, nei casi peggiori, insensibile. Crowley sottolinea infatti che la stessa fermezza può trasformarsi in durezza, se non è sostenuta da altre influenze armoniche del tema natale.

Un aspetto interessante del capitolo è l’uso di esempi biografici. Crowley cita figure come Newton e Huxley per mostrare come Marte in Toro possa esprimersi come perseveranza intellettuale, capacità di resistenza e dedizione costante al lavoro. In altri casi, invece, la stessa configurazione appare più problematica, soprattutto quando manca un adeguato equilibrio con il resto del tema.

Nel complesso, il capitolo offre una lettura molto tipica dell’approccio di Crowley con l'astrologia: il pianeta non viene considerato in modo astratto, ma come una forza che cambia qualità a seconda del segno che lo ospita. Marte in Toro non è dunque un Marte debole in senso assoluto, ma un Marte rallentato, compresso e reso più materiale. La sua forza non sta nell’impulso, ma nella resistenza; non nel gesto, ma nella durata.

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